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PELLEGRINAGGIO INTERNAZIONALE DI SUA SANTITA BENEDETTO XVI IN CROAZIA IN OCCASIONE DELLA GIORNATA NAZIONALE DELLE FAMIGLIE CATTOLICHE CROATE (4 - 5 GIUGNO 2011)


«INSIEME IN CRISTO»


“Il Santo Padre Benedetto XVI ha benevolmente accettato l’invito a fare una Visita Pastorale in Croazia, sabato 4 e domenica 5 giugno 2011” . E’ quanto annunciarono i vescovi croati, il 17 novembre 2010, sottolineando la presenza di Benedetto XVI alla chiusura della Giornata nazionale delle famiglie cattoliche croate e il motto della visita: “Insieme in Cristo”. In seguito, in un altro documento per la presentazione della catechesi preparatoria alla visita i presuli rilevarono: “Ogni visita pastorale del Papa porta la speranza, fa tornare la fierezza, risveglia la forza interiore, incoraggia e fortifica il senso del valore e della nobilta che esiste nel nostro popolo”.

La sollecitudine di Benedetto XVI per la nazione croata.

Il 6 luglio 2006, Benedetto XVI rivolgendosi ai vescovi croati al termine della loro visita ad Limina Apostolorum sottolineava: “Il vostro Paese, la Croazia , da sempre vive nell’ambito della civilta europea, e a ragione percio desidera vedersi riconosciuto quale parte dell’Unione Europea. Suo desiderio e di cooperare, con il proprio ingresso in tale Istituzione, al bene di tutti gli abitanti del Continente. La Nazione potra cosi entrare in rapporto, con sentimenti di rispetto e di dialogo, con gli altri popoli europei recando il contributo della propria cultura e delle proprie tradizioni, nella ricerca condivisa della piena verita sull’uomo. E, infatti, essenziale che l’edificazione della casa comune europea sia sempre basata sulla verita dell’uomo, poggiando quindi sull’affermazione del diritto di ciascuno alla vita dal concepimento fino alla morte naturale; sul riconoscimento della componente spirituale dell’essere umano, nella quale si radica l’inalienabile sua dignita; sul rispetto delle scelte religiose di ciascuno, nelle quali si testimonia l’insopprimibile apertura al trascendente. Su questi valori e possibile trovare il consenso anche di chi, pur non aderendo alla Chiesa cattolica, accetta la voce della ragione, sensibile ai dettami della legge naturale. So che, in questa prospettiva, voi vi state impegnando insieme con i vostri sacerdoti ed i fedeli. Nell’incoraggiarvi a perseverare, vi assicuro dell’appoggio della Santa Sede, che sempre ha guardato alla Croazia con apprezzamento ed affetto. I legami tra la Sede Apostolica e la vostra Nazione, gia saldi nel passato, hanno continuato a rafforzarsi, come dimostra anche la recente approvazione di Accordi bilaterali. La Santa Sede , anche in futuro, stara accanto a voi e con premura seguira e appoggera gli sforzi del vostro popolo sulla strada dell’autentico progresso. Occorre considerare, tuttavia, che gli itinerari anche verso mete buone e desiderabili non sono esenti dalle insidie delle odierne correnti culturali quali la secolarizzazione e il relativismo. E pertanto necessario un annunzio instancabile dei valori evangelici, affinché i fedeli possano evitare tali pericoli. Seguendo l’esempio e gli insegnamenti di grandi figure delle vostre Chiese particolari - penso in special modo al beato Alojzije Stepinac, vescovo e martire - non abbiate paura di indicare loro cio che il Vangelo insegna, mettendoli in guardia da cio che e contrario ad esso, affinché le vostre comunita siano stimolo per l’intera societa nel perseguimento del bene comune e nell’attenzione verso i piu bisognosi. Il mio pensiero va, in questo momento, alle famiglie numerose, a coloro che, nonostante il duro lavoro, vivono in una situazione di precarieta, ai disoccupati, agli anziani e ai malati. Il vostro Paese, purtroppo, risente ancora delle conseguenze del recente conflitto, i cui effetti negativi si riscontrano non soltanto nell’economia, ma anche negli animi degli abitanti, i quali a volte avvertono il peso di questa eredita. Siate sempre annunciatori di riconciliazione ed operatori di pace tra i cittadini della vostra patria, incoraggiandoli sulla strada della riconciliazione cristiana: il perdono libera innanzitutto colui che ha il coraggio di concederlo”.

Il Santo Padre concludeva l’incontro dicendo: “Venerati Fratelli, le sfide pastorali sono numerose e il tempo nel quale viviamo non e privo di difficolta. Noi, tuttavia, siamo certi dell'aiuto dall’Alto. E a questo proposito che appare ancora piu importante il servizio del Vescovo. Per dare a tutti una testimonianza credibile, egli non deve pensare ad altro, se non al servizio di Cristo. Siate pertanto generosi nel servire la Chiesa e il vostro popolo, perseveranti nella preghiera e pieni di zelo nell’annuncio. Seguite con cura particolare la formazione dei sacerdoti, vostri collaboratori; promuovete le vocazioni sacerdotali e vegliate attentamente sui vostri seminaristi. Vi esorto a guidare nell’amore e in spirito di reciproca collaborazione le comunita religiose e i movimenti, sia di vita consacrata che laici. Continuate a promuovere nelle famiglie l’amore fedele, l’armonia e la preghiera quotidiana, incoraggiandole ad una generosa apertura alla vita. Come non vedere, poi, l'importanza della presenza dei cattolici nella vita pubblica, come anche nei mezzi di comunicazione? Dipende anche da loro far si che si possa sempre sentire una voce di verita sui problemi del momento. Prego affinché ognuno sappia operare per la gloria di Dio e in favore degli uomini, cosi che ovunque risuoni il rendimento di grazie al Datore di ogni bene, secondo le parole dell’Apostolo: “A colui che in tutto ha potere di fare molto piu di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che gia opera in noi, a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesu per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli!” (Ef 3, 20-21)”.


REPUBLIKA HRVATSKA (REPUBBLICA DI CROAZIA)


La Croazia e indipendente dall’8 ottobre 1991, gia Repubblica federata nell’ambito della Repubblica Jugoslava costituita nel 1945; solo nel 1995 e riuscita a togliere alle milizie serbe il controllo di alcune parti del proprio territorio. La Croazia e Membro dell’ONU, dell’OSCE, del Consiglio d’Europa e della Nato. La Croazia fino al 1891 ha fatto parte della Jugoslavia, mentre tra il 1102 e il 1919 fu unita al Regno d'Ungheria. I croati (in lingua croata Hrvati) appartengono alla famiglia dei popoli slavi. Provenendo dall'area dell'attuale Ucraina, i croati sono giunti nell'odierna Croazia attorno al VII secolo d.C. Comunita croate autoctone vivono anche in Bosnia ed Erzegovina, Ungheria, Slovenia, Serbia (Vojvodina), Montenegro (Bocche di Cattaro), inoltre si trovano insediamenti storici croati in Austria (Burgenland) e in Italia (i croati del Molise). Fra il II e il I secolo a.C. la regione abitata dagli Illiri cadde in potere dei Romani (province di Pannonia ed Illiria) che la governarono fino al V secolo dell'era volgare.


Nel tardo impero romano fu invasa prima dagli ostrogoti e poi dagli avari. Ristabilita la sovranita romana (Impero Romano d'Oriente) nel VI secolo, fu occupata, nel secolo successivo, dai croati, una tribu slava originaria dell'odierna Ucraina. Nel X secolo divenne un regno autonomo, il regno di Croazia, il cui sovrano, Tomislav fu incoronato nel 925. Nel 1102 fu annessa al regno di Ungheria, il cui re era stato chiamato a governarla dal 1091. I re d'Ungheria garantirono ampia autonomia e protezione dai nemici esterni (Sacro Romano Impero, Venezia, Bisanzio, piu tardi Mongoli e Turchi). In eta moderna, precisamente nel 1603, la Croazia divento parte dell'Impero Asburgico. Al termine della prima guerra mondiale, con il Trattato di Versailles, entro a far parte del Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, successivamente denominato (1929) Regno di Iugoslavia.

Nel 1941, nel corso della seconda guerra mondiale, grazie all'appoggio italo-tedesco, la Croazia si costitui in Stato nominalmente indipendente, ma di fatto satellite delle Potenze dell'Asse, con un governo collaborazionista presieduto da Ante Pavelich. Al termine del conflitto nel 1945, il paese divento membro della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, sotto la presidenza del generale Tito, che instauro un governo socialista spesso in disaccordo con l'Unione Sovietica, tanto da attirare le simpatie dell'Occidente, in netto contrasto con la politica sovietica.

Il crollo dei regimi comunisti dell'Europa orientale provoco un indebolimento della Lega Comunista Jugoslava: nel partito vi furono disaccordi sulla linea di gestione della Federazione fra le delegazioni croate e slovene che rivendicavano maggiore autonomia e quella serba, guidata da Miloševic, di orientamento contrario. I delegati croati e sloveni abbandonarono il XIV congresso del partito nel gennaio del 1990 e nel 1991 la Croazia si proclamo stato indipendente. Diversi stati riconobbero presto l'indipendenza croata, nonostante l'invito dei capi di stato della CEE a non procedere ad un riconoscimento separato. Segui un duro conflitto con Serbia e Bosnia, che si concluse con gli Accordi di Dayton (1995).


ZAGABRIA (GRADEC E KAPTOL)


L'area di Zagabria e stata abitata sin dal Neolitico. All'epoca romana risalgono le ben conservate vestigia di Andautonia. La storia moderna della citta ricorre pero solo dall'XI secolo. Nel 1094, infatti, il re d'Ungheria Ladislao eresse una sede vescovile sulla collina di Kaptol. Sulla vicina collina di Gradec si sviluppo, nel contempo, un'altra comunita, indipendente dal vescovo. I due insediamenti soffrirono l'invasione dei Mongoli del 1242. Quando il pericolo mongolo ebbe termine, il re Bela IV fece di Gradec una citta regia, ossia non soggetta a signorie feudali, per attirarvi artigiani forestieri.

Durante il XIV secolo e quello successivo, Gradec e Kaptol cercarono costantemente di danneggiarsi a vicenda. Durante queste lunghe dispute, la citta vescovile poteva scomunicare Gradec, che rispondeva incendiando la rivale. I due centri collaboravano solo per motivi commerciali, come le tre grandi fiere, della durata di due settimane, che si svolgevano nel corso dell'anno. Gradec e Kaptol divennero un'unica citta, Zagabria (“dietro la collina”), all'inizio del XVII secolo. Insieme costituiscono ora il centro culturale della capitale croata, mentre il polo cittadino degli affari e del commercio si e spostato piu a sud. Dalla sede vescovile di Kaptol ha avuto origine l'odierno Arcivescovado di Zagabria. La cattedrale, dedicata alla Madonna Assunta, conserva importanti resti artistici. Durante il XVII e il XVIII secolo Zagabria venne funestata da un incendio e dalla peste.

Nel 1621 Zagabria fu scelta come sede dei viceré di Croazia. Nel 1776 il governo venne spostato da Varaždin a Zagabria e durante il regno di Giuseppe II, Zagabria divenne la sede del comando generale di Varaždin e Karlovac. Durante il XIX secolo Zagabria assume ancora piu importanza. Nel 1862 venne aperto il primo tratto ferroviario che la collegava con Zidani Most (Slovenia) e Sisak, mentre l'anno dopo venne costruito un impianto per la lavorazione del gas. Nel 1878 venne aperto l'acquedotto e nel 1891 girano i primi tram. La costruzione della ferrovia aiuto anche l'unificazione delle due parti della citta.

Nel 1907 venne costruita una centrale elettrica e dopo il terremoto la citta comincio a svilupparsi. La prima meta del XX secolo vide una grande espansione della citta. I sobborghi di Stara Peščenica a est e di Črnomerec ad ovest furono eretti antecedentemente la prima guerra mondiale. Dopo la guerra i quartieri della classe lavoratrice furono costruiti tra la linea ferroviaria e il fiume Sava mentre i quartieri residenziali nelle pendici meridionali della montagna detta Medvenica. La popolazione crebbe del 70% negli anni venti, la piu grande crescita demografica nella storia di Zagabria.

Seconda guerra mondiale

Durante gli anni della seconda guerra mondiale, dal 1941 al 1945, Zagabria fu la capitale dello Stato Indipendente di Croazia retto da Ante Pavelić, leader allo stesso tempo dei croati ultra-nazionalisti (detti Ustascia). Al termine della seconda guerra mondiale Zagabria entro nella RFS di Jugoslavia divenendo la capitale della Repubblica Socialista di Croazia. Dopo la guerra Zagabria registro un'altra grande fase di crescita urbanistica. La costruzione verso sud porto alla creazione di Novi Zagabria, mentre con l'espansione verso est ed ovest si incorporarono i sobborghi di Dubrava, Podsused, Jarun, Blato ed altri settori. L'aeroporto internazionale venne costruito nel 1962, mentre a sud-est venne creato un grande centro industriale. Zagabria rimase all'interno della Jugoslavia fino al 1991 quando Franjo Tuđman dichiaro l'indipendenza della Croazia.

Popolazione

Zagabria e la citta piu popolata della Croazia e la sua area metropolitana e l'unica, nel paese, a superare il milione di abitanti. L'area metropolitana, che comprende anche citta piu piccole, come Samobor, Velika Gorica e Zaprešić, e stimata in 1.250.000 abitanti. Secondo il censimento del 2001, i croati costituiscono il gruppo etnico di gran lunga maggioritario in citta (sono il 91,94% della popolazione). Altri residenti appartengono a minoranze etniche: serbi, bosniaci, albanesi, sloveni, macedoni e montenegrini, nonché altre minori, tra cui i rom.

Religione

Nella citta di Zagabria la religione ampiamente maggioritaria e il cattolicesimo, come lo e in tutto il Paese (quai il 90%). Zagabria e sede metropolitana. La religione ortodossa e praticata dalla piccola minoranza serba. Zagabria e sede di un metropolita, punto di riferimento anche per la citta di Lubiana e per tutti i serbi che abitano in Italia. Gli abitanti di religione islamica sono soprattutto albanesi, rom e bosniaci. Prima della seconda guerra mondiale a Zagabria aveva sede anche una comunita ebraica di origine sia sefardita che aschenazita ben integrata nella societa. Nel 1940 gli ebrei di Zagabria erano 11.000. Oggi si stima che gli ebrei di Zagabria siano circa 1.500.


I RAPPORTI DIPLOMATICI TRA CROAZIA E SANTA SEDE


I Rapporti diplomatici tra la Santa Sede e la Croazia furono stabiliti il 2 febbraio 1992. L’attuale Ambasciatore croato, sig. Filip Vučak presento le sue Lettere Credenziali a Benedetto XVI l'11 aprile 2011, al quale il Papa ricordo: "Le nostre relazioni sono armoniose e serene. La Santa Sede ha sempre avuto una particolare sollecitudine per la Croazia. Il mio lontano predecessore papa Leone X, vedendo la bellezza della vostra cultura e la profondita della fede dei vostri antenati, defini il suo Paese “scutum saldissimum et antemurale Christianitatis”. Questi antichi valori animano ancora i nostri contemporanei che, solo poco tempo fa, hanno dovuto affrontare difficolta particolari. E dunque opportuno, per rafforzare le generazioni presenti, illustrare loro con chiarezza il ricco patrimonio della storia croata e della cultura cristiana che l’ha permeata in profondita e sulla quale il suo popolo si e sempre appoggiato nelle avversita”.

La Croazia in Europa e le sue radici. “ La Croazia molto presto – ha rilevato il Papa - sara pienamente integrata nell’Unione Europea. La Santa Sede non puo che rallegrarsi quando la famiglia europea si completa e accoglie Stati che storicamente ne fanno parte. Questa integrazione, Signor Ambasciatore, dovra compiersi nel pieno rispetto delle specificita della Croazia, della sua vita religiosa e della sua cultura. Sarebbe illusorio voler rinnegare la propria identita per assumerne un’altra, che e nata in circostanze diverse da quelle che hanno visto nascere e formarsi quella croata. (...) Non bisogna avere paura di rivendicare con determinazione il rispetto della propria storia e della propria identita religiosa e culturale. Alcune voci amareggianti contestano con sorprendente regolarita la realta delle radici religiose europee. Affermare che l’Europa non ha radici cristiane equivale a pretendere che un uomo possa vivere senza ossigeno e senza cibo. Non bisogna vergognarsi di ricordare e di sostenere la verita rifiutando, se necessario, cio che e contrario ad essa. Sono certo che il suo Paese sapra difendere la propria identita con convinzione e fierezza, evitando i nuovi ostacoli che si presenteranno e che, sotto il pretesto di una liberta religiosa mal compresa, sono contrari al diritto naturale, alla famiglia e, piu semplicemente, alla morale”.

Croazia e Bosnia-Erzegovina. “Desidero anche esprimere la mia soddisfazione – preciso Benedetto XVI - per l’interesse dimostrato dal suo Paese perché i Croati in Bosnia ed Erzegovina possano svolgere il ruolo che spetta loro come uno dei tre popoli costitutivi del Paese. Constato inoltre che, nel desiderio di pace e di sana collaborazione con i Paesi della vostra regione geopolitica, la Croazia non manca di apportare la sua specificita per facilitare il dialogo e la comprensione tra popoli che hanno tradizioni differenti, ma che da secoli vivono insieme. Vi incoraggio a proseguire su questa strada, che consolidera la pace nel rispetto di ognuno. All’interno stesso dei vostri confini nazionali, i quattro Accordi firmati dal suo Paese e dalla Santa Sede permettono, nel rispetto delle specificita proprie, di discutere su temi di interesse comune. Occorrera proseguire in tale direzione per il bene delle due parti. Sono lieto di constatare che la Croazia promuove la liberta religiosa e rispetta la missione specifica della Chiesa".

Il viaggio in Croazia. “Per tutte queste ragioni, Signor Ambasciatore, sono profondamente lieto di poter visitare il suo Paese tra qualche settimana”, disse il Papa e poi aggiunse: “Il mio predecessore, il venerato Giovanni Paolo II, lo ha fatto tre volte, e anch’io, quando ero ancora a capo di un Dicastero romano, sono venuto piu volte. Ho accolto volentieri l’invito delle Autorita croate e quello dei Vescovi del suo nobile Paese. Come sa, il tema scelto per il viaggio sara: «Insieme in Cristo!». E proprio insieme che desidero celebrare con la sua gente. Insieme malgrado le innumerevoli differenze umane, insieme con queste differenze! E questo nel Cristo che ha accompagnato il popolo croato per secoli con bonta e misericordia. A motivo di Lui desidero incoraggiare il suo Paese e anche la Chiesa che e in mezzo a voi e con voi. La Chiesa che accompagna, con la stessa sollecitudine di Cristo, il destino e il cammino della sua nazione sin dalle sue origini. In questa lieta circostanza vorrei salutare con affetto anche i Vescovi e i fedeli della Chiesa cattolica in Croazia”.

Filip Vučak: “Un soffio fresco di cristianesimo in Europa”. Da parte sua, l’Ambasciatore croato, sig. Filip Vučak, rivolgendosi a Benedetto XVI ha sottolineato il desiderio dei croati “vedere che il nostro paese mediterraneo e centroeuropeo porti alla grande Europa un soffio fresco di cristianesimo”. L’ambasciatore ha ricordato nel suo intervento come la Croazia “in seguito ai lunghi ed estenuanti negoziati, si trova a un passo dall'adesione all'Unione Europea” ed ha riconosciuto come “a tale successo ha contribuito, con il suo costante appoggio, anche la Santa Sede ”. “Speriamo che gia durante la Sua visita in Croazia sapremo se i negoziati finiranno nella prima meta di quest'anno o se dovremo aspettare ancora qualche mese”. “Sebbene consapevoli che l'adesione all'Unione Europea non portera improvvisamente il benessere e la stabilita – ha proseguito l’ambasciatore Vucak -, desideriamo farne parte speranzosi e pieni di entusiasmo, con l'unico desiderio di inserirci finalmente nella grande famiglia europea alla quale apparteniamo da sempre, poiché la Croazia e una vecchia nazione europea di forte tradizione cristiana”.

Nunzio Apostolico in Croazia. L’attuale Nunzio in Croazia e l’arcivescovo Mario Roberto Cassari, nominato da Benedetto XVI il 14 febbraio 2008 trasferendolo dalla sede presso il governo della Costa d'Avorio. Mons. Cassari e nato a Ghilarza (Oristano) il 27 agosto 1943. Fu ordinato sacerdote il 27 dicembre 1969. Il presule e laureato in Teologia ed e entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 5 marzo 1977, prestando la propria opera presso le rappresentanze pontificie in Pakistan, Colombia, Ecuador, Sudan, Repubblica del Sudafrica, Giappone, Austria, Lituania, Jugoslavia. E’ stato trasferito alla Nunziatura apostolica in Bosnia ed Erzegovina, il 9 dicembre 1996. Il 3 agosto 1999 il beato Giovanni Paolo II lo nomino Nunzio Apostolico nella Repubblica del Congo ed in Gabon. Mons. Cassari e il terzo Rappresentante della Santa Sede nella Repubblica di Croazia.

La Croazia e l’Unione Europea

La Croazia presento la domanda d'adesione all'Unione europea il 21 febbraio 2003 e la Commissione europea propose di farla diventare candidato ufficiale il 20 aprile 2004. Lo status di paese candidato e stato deliberato per la Croazia dal Consiglio europeo il 18 giugno 2004. I negoziati d'adesione sono cominciati il 3 ottobre 2005. Dopo la Slovenia , la Croazia sara la seconda delle sei repubbliche che facevano parte della Jugoslavia a divenire membro dell'UE. Si presume che i negoziati di adesione terminino nel 2011, e che l’ingresso effettivo della Croazia nell’UE possa avvenire nel 2012 0, al massimo, nel 2013.

Casa comune europea: contributo della Croazia

Il 20 settembre 2008, in questa prospettiva, il cardinale Segretario di Stato, T. Bertone, a nome del Papa condivideva con i vescovi croati queste riflessioni: "All’Europa del terzo millennio il vostro Paese e chiamato ad apportare il contributo della propria tradizione umana e cristiana, sottolineando l’importanza, per il comune futuro, delle radici spirituali che hanno segnato la storia di tutti i popoli del nostro continente. Questa missione richiede coraggio e capacita di dialogo, chiarezza di prospettive e profondita spirituale. Siamo tutti coscienti che la situazione del mondo moderno globalizzato diventa sempre piu impregnata di una visione dell’esistenza ispirata a un pericoloso relativismo culturale ed etico, che mina sin nelle fondamenta la concezione cristiana. Diventa pertanto indispensabile, anzi urgente, ed al tempo stesso quanto mai difficile, annunciare il Vangelo e testimoniare Cristo, come unico Redentore dell’uomo e di tutto l’uomo. S’impone allora una permanente riflessione da parte di tutte le componenti della Chiesa ed un’azione apologetica e missionaria limpida, intrepida e tempestiva. L’umanita di questo nostro tempo, che progressivamente va smarrendo la sensibilita per le realta spirituali perché quasi “plagiata” dai miti e dagli idoli del progresso materiale, del potere e del successo, ha bisogno di un annuncio di speranza; e in cerca di un solido fondamento per le sue prospettive presenti e future. Ha bisogno di Cristo, che solo puo colmare le attese piu vere e profonde del cuore umano; solo il suo Vangelo e messaggio di verita e di amore per chi e alla ricerca di un senso da dare alla propria esistenza. C’e bisogno quindi della testimonianza coerente e credibile dei cristiani che, rispondendo alla propria vocazione alla santita, siano esempi di un’umanita rinnovata dall’incontro con Cristo. Ecco un impegno che tutti concerne: Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, fedeli laici”.


I PERSONAGGI IMPORTANTI CHE SARANNO RICORDATI DURANTE LA VISITA BEATO CARDINALE ALOJZIJE STEPINAC


Nacque a Brezarić, nella parrocchia di Krašić (diocesi di Zagabria) l’8 maggio 1898; dopo gli studi elementari nel natio paese, prosegui quelli liceali nel seminario arcivescovile di Zagabria, capoluogo della Croazia, che a quel tempo faceva parte dell’Impero Austro-Ungarico; ottenuta la maturita nel 1916, venne poi arruolato nell’esercito austriaco e come ufficiale fu inviato sul fronte italiano, essendo in corso la Prima Guerra Mondiale. Fu fatto prigioniero dagli italiani nel luglio 1918, fu rilasciato nel dicembre successivo a fine guerra; fu in seguito volontario nella Legione Jugoslava e inviato a Salonicco, rientrando in Croazia nella primavera del 1919, nel frattempo aveva rinunziato all’idea di farsi sacerdote. Infatti nell’autunno del 1919, prese a frequentare la Facolta di Agronomia nell’Universita di Zagabria, ma nel 1924 a 26 anni, gli ritorno la vocazione sacerdotale, quindi si reco a Roma per studiare nel Collegio Germanico-Ungarico e all’Universita Gregoriana, conseguendo le lauree in filosofia nel 1927 e teologia nel 1931. Fu ordinato sacerdote il 26 ottobre 1930, celebrando la sua prima Messa nella basilica di S. Maria Maggiore. Nel 1931 lascio Roma per ritornare in Croazia, dove nel frattempo si era instaurata, sin dal gennaio 1929, la dittatura del re Alessandro di Serbia; la situazione era difficilissima, perché i Serbi facevano di tutto per estirpare la religione cattolica a favore di quella ortodossa, che era la loro religione di Stato, in mancanza di concordati con il Vaticano, i cattolici erano considerati cittadini di second’ordine, mentre agli ortodossi erano concessi tutti i privilegi.

Padre Stepinac ebbe incarichi nella Curia, primo presidente della ‘Caritas’ diocesana, istituita per suo consiglio nel novembre 1931, dall’arcivescovo Bauer. Il 29 maggio 1934 papa Pio XI lo nomino a soli 36 anni, vescovo coadiutore con diritto di successione dell’arcivescovo di Zagabria e il 7 dicembre 1937, morto l’arcivescovo Bauer, divento titolare della diocesi e dopo un po’, presidente della Conferenza Episcopale Jugoslava. Nel 1941 la Croazia divenne uno Stato indipendente con l’aiuto del nazifascismo, sotto il regime di Ante Pavelić, il quale seguendo l’esempio di Hitler e Mussolini, prese a perseguitare le minoranze (ebrei, zingari, dissidenti, serbi).

I serbi si trovarono in posizione opposta di prima del regime, nei confronti dei croati e quindi dei cattolici; l’arcivescovo Alojzije Stepinac prese subito le difese dei perseguitati, proibendo ogni processo contro gli ortodossi, vietando che venissero ribattezzati nel casi di passaggio al cattolicesimo; intervenne con lettera presso Pavelić, per scongiurare che non venissero uccisi serbi che non avessero una provata colpa di delitto; chiedendo il 20 novembre 1941 il “rispetto totale della persona, senza distinzione di eta, sesso, religione, nazionalita e razza”. Questa sua strenua difesa, specie per gli ebrei e gli zingari, lo porto a predicare pubblicamente i suoi pensieri, al punto che il rappresentante tedesco a Zagabria commento: “Se un vescovo pronunciasse in Germania tali discorsi, non scenderebbe vivo dal pulpito”; Pavelić invio un inviato speciale al Vaticano per ottenerne la destituzione.

Al termine della Seconda Guerra Mondiale, ci fu un nuovo ribaltamento politico, infatti l’8 maggio 1945 entrarono a Zagabria i partigiani comunisti di Tito (Josip Broz - 1892-1984), i quali cominciarono una lotta sistematica contro le attivita religiose; fu istituita l’OZNA, la polizia segreta comunista, che arresto, fece processare e condannare a morte migliaia di cittadini, colpevoli di non simpatizzare con il nuovo regime ateo. Per questo molti sacerdoti cattolici e alcuni vescovi, furono imprigionati e il 17 maggio 1945, tocco anche all’arcivescovo di Zagabria Stepinac, che pero fu liberato il successivo 3 giugno per l’intervento di Tito, il quale aveva uno scopo: chiese al presule di staccarsi da Roma e di creare una Chiesa nazionale croata.

La risposta dell’arcivescovo fu dura e ferma, quindi ripresero le persecuzioni contro la Chiesa Cattolica : furono uccisi i vescovi di Dubrovnik e Križevci; condannato a 12 anni di carcere quello di Mostar, arrestati quelli di Krk e Spalato; espulso da Zagabria l’inviato speciale del Vaticano; condannati a morte senza processo 369 sacerdoti; confiscati i beni della Chiesa. L’arcivescovo Stepinac il 22 settembre 1945 fece pubblicare una lettera collettiva dell’episcopato croato, che denunciava le ingiustizie subite dalla Chiesa, auspicando nel contempo un Concordato tra Stato e Chiesa. Il regime comunista reagi furiosamente, Stepinac fu arrestato il 18 settembre 1946 e subi un processo-farsa messo su con false testimonianze e calunnie, svoltosi a Zagabria fra il 30 settembre ed il 10 ottobre. L’11 ottobre l’arcivescovo venne condannato a sedici anni di lavori forzati ed alla perdita dei diritti civili, anche per cinque anni dopo la fine della condanna; la sua colpa agli occhi del regime, in realta fu il rifiuto di organizzare una “Chiesa nazionale”. Il 19 ottobre 1946 fu rinchiuso nel carcere di Lepoglava in completo isolamento, fino al 5 dicembre 1951; gli era consentita solo la celebrazione della Messa e la lettura di libri religiosi; poi alla fine del 1951 venne confinato nel villaggio natio di Krašić, sorvegliato dalla polizia, ospitato nella parrocchia, senza esercitare il ministero episcopale.

Il 12 gennaio 1953 papa Pio XII lo creo cardinale, deplorando pubblicamente il regime che gli impediva di recarsi a Roma per la cerimonia, pena il non ritorno in Patria. A seguito di cio il governo di Tito, ruppe ogni rapporto con la S. Sede , instaurando di fatto anche in Jugoslavia, quella che venne definita “ la Chiesa del silenzio” dei Paesi comunisti. Nel 1956 gli venne fatta conoscere la lettera apostolica, con la quale papa Pacelli lodava la fede eroica dei cardinali Mindszenty in Ungheria, Wyszynski in Polonia, Stepinac in Jugoslavia, vittime della persecuzione comunista atea, esortandoli a perseverare nella loro testimonianza. L’arcivescovo disse al parroco che l’ospitava: ”Se il papa chiede il martirio e rifiuta ogni trattativa col comunismo, allora tutto mi e chiaro”.

Intanto gia dal 1953 la malattia contratta nel carcere di Lepoglava, esplose in tutta la sua virulenza, con diversi disturbi, sopportati coraggiosamente e pazientemente: trombosi alle gambe, catarro bronchiale, polycitemia rubra vera, infiammazioni, forti dolori causati da un grosso calcolo alla vescica. Lo stato generale si aggravo e inaspettatamente egli mori il 10 febbraio 1960, pregando per i suoi persecutori; dopo la sua morte, la polizia ordino che tutti i suoi organi venissero distrutti dopo l’autopsia, per evitare ogni forma di culto. Con un permesso speciale del governo, il 13 febbraio 1960, vennero solennemente celebrati i suoi funerali, nella cattedrale di Zagabria, presente l’intero episcopato jugoslavo e il clero e da allora inizio un pellegrinaggio ininterrotto alla sua tomba nella cattedrale: Numerose grazie sono attribuite alla sua intercessione. Il processo per la sua beatificazione fu iniziato a Roma il 9 ottobre 1981, conclusosi con la solenne beatificazione celebrata da Papa Giovanni Paolo II il 3 ottobre 1998, nel santuario di Marija Bistrica (Zagabria).


BEATO IVAN MERZ, PRECURSORE DELL'AZIONE CATTOLICA CROATA


Ivan Merz e un giovane laico dalla Croazia, vissuto in un periodo storico di grandi cambiamenti politici che mutarono la faccia dell'Europa e che incisero anche nella sua breve vita (1896-1928). Nacque il 16 dicembre 1896 a Banja Luka, nella Bosnia occupata dall'Austria-Ungheria, in una famiglia liberale; fece gli studi medi nell'ambiente multi-etnico e multi-religioso della citta natale, terminandoli nei giorni in cui a Sarajevo veniva ucciso il principe ereditario Francesco Ferdinando (28 giugno 1914). Non per propria scelta ma per volonta dei genitori, entro nell'Accademia militare di Wiener Neustadt, che abbandono dopo tre mesi, disgustato della corruzione dell'ambiente.

Nel 1915 inizio gli studi universitari a Vienna, ma nel 1916 fu arruolato nell'esercito per essere poi mandato al fronte, dove passo la maggior parte del 1917 e del 1918. La fine della Prima guerra mondiale lo trovo a Banja Luka, dove visse il rivolgimento politico e la nascita del nuovo Stato jugoslavo.

Nel 1919 e 1920 e di nuovo a Vienna, studente della Facolta di filosofia. Nell'ottobre del 1920 parte per Parigi, dove frequenta lezioni alla Sorbona e all'"Institut Catholique"; nel frattempo prepara la dissertazione dottorale sull'«Influsso della liturgia sugli scrittori francesi», che presenta alla Facolta di filosofia dell'Universita di Zagreb (1923). Superato anche l'esame di Stato, viene abilitato per l'insegnamento della lingua e letteratura francese e tedesca. Fino alla morte (10 maggio 1928) fu professore al Ginnasio arcivescovile di Zagreb.

Una vita apparentemente ordinaria e semplice, a parte il periodo sul fronte, eppure gia entrata nella storia del cattolicesimo croato. Finora poco conosciuta fuori dei confini della sua patria, la figura d’Ivan Merz, la cui causa di canonizzazione e in corso, affascina chi viene a conoscerla. Una figura di studente e di soldato cattolico, poi d’intellettuale laico di vasta cultura, che, per amore di Dio, mette tutte le sue energie al servizio del prossimo nell’educazione della gioventu croata.

Ma quel che colpisce in Ivan Merz e il suo itinerario spirituale, veramente singolare, specialmente nella prima fase (di formazione): senza famiglia, senza noviziato, senza seminario, senza una guida spirituale stabile egli da solo trova la via alla santita, cosi che qualcuno lo ha definito "un frutto spirituale spontaneo", dove la presenza della Grazia appare sperimentalmente dimostrata. Pochi sono i santi - e non sappiamo se tra i laici ve ne sia qualcuno - il cui sviluppo interiore possiamo seguire cosi da vicino come nel caso di Ivan Merz; e cio grazie al suo diario intimo che comincia a scrivere da maturando, continua poi nell'esercito, sul fronte e durante gli studi universitari. Da esso emerge non un "santo nato" ma un giovane che combatte per il bene ed esce vincente, percio col suo esempio trascina chiunque si sforzi di realizzare l'ideale cristiano della perfezione.

Lo tormenta il problema dell'amore e poi quello del dolore e della morte, che egli risolve nella luce della Fede. Nel diario di guerra si sente tutta la profondita di quell'anima nella quale si riflettono, intrecciandosi, le miserie materiali e morali della vita militare e i lumi della Grazia. «Non c'e la santa Eucaristia - scrive il 9 settembre 1917. - Vivo qui come un pagano o come una fiera, come se l'Agnus non fosse piu nel centro del cosmo, come se non esistesse per niente. Dio Consolatore, vieni a compenetrare la mia natura con atomi d’eternita, affinché - piu simile a Te - capisca il corso dell'esistenza. Lo Stato moderno si cura di rum, mentre la santa Eucaristia e una cosa secondaria. Dove sono i cappellani militari? Perché abbandonano il loro gregge proprio ora quando ha piu bisogno di Dio?!». - «O Dio, la cosa migliore sarebbe se fossi gia da Te, brucia quindi con la fiamma della tua Misericordia tutti i parassiti del peccato che si sono insinuati nella mia anima, affinché possa presentarmi buono e santo innanzi a Te; o almeno, perché nella vita possa essere inspirato dalla santa gioia e di una volonta sovrumana» (13 luglio 1918).

Anche sul fronte Ivan digiuna: «Memento mori - la pancetta sta nell'angolo in agguato! Chi dice che il digiuno e una sciocchezza non sa nulla. Non c'e una vera vita spirituale senza digiuno... O Dio, dammi una forte volonta, anche se dovessi essere scalzo e nudo!» (23 agosto 1918). - Dalle rovine morali della guerra esce rafforzato l'atleta dello spirito. «Mai dimenticare Dio! Desiderare sempre di unirsi a Lui. Ogni giorno - di preferenza all'alba - dedicarsi alla meditazione, alla preghiera, possibilmente vicino all'Eucaristia o durante la s. Messa... In quell'ora vanno fatti i progetti per la giornata che inizia, vengono esaminati i propri difetti e si chiede la grazia per superare tutte le debolezze. Sarebbe una cosa terribile se questa guerra non avesse alcuna utilita per me!... Devo cominciare una vita rigenerata nello spirito della nuova conoscenza del cattolicesimo. Solo il Signore mi aiuti, perché l'uomo non puo fare nulla da se stesso» (5 febbraio 1918). Merz esce dalla guerra come uomo e cristiano maturo; e come tale riprende gli studi a Vienna e poi continua in Francia impegnandosi sempre piu per il Movimento cattolico croato. Tornato a Zagreb, egli da al movimento giovanile delle Aquile un nuovo orientamento, secondo i principi dell'Azione Cattolica.

Da uomo maturo egli diventa un esempio d’apostolo e come tale e un modello anche per ogni sacerdote e religioso. Infine Merz e l'«uomo cattolico» per eccellenza, il cui cuore batte all'unisono con il cuore della Chiesa, per la quale non ci sono confini nazionali o politici; della Chiesa che e Corpo mistico di Cristo, raccolta intorno al Cristo reale nell'Eucaristia, rappresentato dal suo Vicario in terra, il Papa. La Chiesa , l'Eucaristia, il Papa: tre amori, o meglio un unico amore di Merz, che egli cerca di istillare nella gioventu cattolica croata con tutte le forze.

Si fa promotore - lui laico - del movimento liturgico in Croazia e pioniere dell'Azione Cattolica secondo le direttive di Pio XI, con lo scopo di formare una élite di apostoli che lavoreranno al "rinnovamento di tutte le cose in Cristo". Poco piu di un lustro egli fatica, combatte, soffre perché nella sua patria si affermi e rafforzi il regno di Dio. A tal fine diventa l'anima del movimento giovanile delle Aquile, per il quale sul letto di morte offre anche la propria vita. La sua vasta cultura, la sua molteplice esperienza di vita e il suo profondo senso cattolico fanno d’Ivan Merz un "santo europeo"- vicino al mondo germanico, latino e slavo. A distanza di settant'anni dalla morte, egli non ha perduto nulla della sua attualita, anzi sotto un certo aspetto questa e aumentata, poiché nel frattempo il mondo e diventato ancor piu secolarizzato e ha piu bisogno di testimoni del "soprannaturale".

Il 10 maggio 1928 Merz scompare dalla scena di questo mondo, nella fama di santita lasciando l'esempio di come si vive, combatte e soffre per la causa di Dio. Merz si e sforzato di dare alla propria vita il "pieno contenuto", tendendo alla santita, e tutta la sua opera educativa la indirizza per formare degli apostoli della santita. I suoi resti mortali si trovano nella Basilica del Sacro Cuore a Zagabria, dove negli ultimi sei anni della sua vita era solito partecipare alla messa quotidianamente.

Su Ivan Merz sono pubblicati parecchi scritti, prevalentemente in lingua croata. A Roma, sull'Anselmianum ( 1975) et sul Salesianum (1978) sono state scritte in italiano e pubblicate due tesi di laurea su Ivan Merz. In occasione del Sinodo dei Vescovi sui laici in Vaticano, il 10 ottobre 1987 fu tenuto a Roma nella Curia Generalizia dei Gesuiti un simposio su Ivan Merz. La figura d’Ivan Merz fu presentata anche nel Colloquio internazionale sulle comuni radici cristiane delle nazioni europee tenutosi in Vaticano nel novembre 1981. Nel 1998 la Libreria Editrice Vaticana ha pubblicato il volume di Mons. Fabijan Veraja «Ivan Merz pioniere dell'Azione Cattolica in Croazia» di 1104 pagine che serve anche come «Positio» - documento base per il suo processo di beatificazione. Nella personalita d’Ivan Merz confluiscono dal punto di vista etnico e culturale, elementi di varie nazioni europee, in un insieme armonico, perfettamente saldato dalla religione cattolica. In questo senso Ivan Merz puo servire da modello per i cittadini di una futura Europa unita sulle comuni radici cristiane.


L'ANNO BOSCOVICH, 300 ANNI DALLA NASCITA DEL GRANDE SAGGIO GESUITA


Il Parlamento della Croazia ha deciso di proclamare il 2011 “Anno Boscovich” in occasione del 300o anniversario della nascita del gesuita e saggio croato. Fisico, astronomo, matematico, architetto, filosofo e diplomatico, Ruggero Giuseppe Boscovich Bettera (Ruder Boškovic) nacque nel 1711 a Ragusa (attuale Dubrovnik) e mori a Milano nel 1787. Inventore del telescopio acromatico e precursore dell'atomismo moderno, ricevette dai Papi l'incarico per varie missioni scientifiche e diplomatiche. Tra le altre cose, consolido la cupola della Basilica di San Pietro e la torre centrale della Cattedrale di Milano. Il 300o anniversario della sua nascita fa parte degli anniversari ai quali l'UNESCO si e associata nel 2010-2011. I Gesuiti hanno anche reso noto che la Facolta di Filosofia di Zagabria organizzera nel novembre 2011 un congresso internazionale sulla figura di Boscovich.

Boscovich studio al Collegio Romano a Roma e divento professore di matematica sempre a Roma nel 1740. Dalle sue prime ricerche inizio ad elaborare una teoria sulla struttura del mondo fondata su una particolare legge delle forze della natura. E stato uno dei primi nell'Europa continentale ad accettare le teorie gravitazionali di Isaac Newton ed e stato autore di 70 scritti sull'ottica, astronomia, gravitazione, meteorologia e trigonometria. Dopo alcuni anni di lavoro e residenza in Francia e in Inghilterra, dove fu nominato membro della Royal Society, e dopo aver effettuato un viaggio a Costantinopoli per osservare il passaggio di Venere di fronte al Sole, nel 1763 fu nominato professore di matematica all'Universita di Pavia. Poi diress l'Osservatorio astronomico di Brera. Nel 1773 si trasferi a Parigi a causa dell'abolizione dell'Ordine. Rientro in Italia nel 1782, dove pubblico nuove importanti opere. Boscovich fu il primo a fornire una procedura per il calcolo dell'orbita di un pianeta sulla base di tre osservazioni della sua posizione e diede anche una procedura per determinare l'equatore di un pianeta. Inoltre, formulo quella che oggi e chiamata ipotesi di Boscovich ed e alla base della definizione fisica di corpo rigido.

Commemorazione. Lo scorso 17 maggio, a Zagabria, organizzata dalla Accademia Croata di Ingegneria e dal Ministero della Scienza, dell'Istruzione e dello Sport, si e tenuta una commemorazione del gesuita scienziato. L'evento aveva il patrocinio del Parlamento croato, del Presidente della Repubblica e del Governo croato.

Tra le numerose personalita presenti c'erano il Presidente del Parlamento, Luka Bebic, il Presidente della Repubblica, Ivo Josipovic, e il rappresentante del il Primo Ministro, il Ministro della Scienza, dell'Istruzione e dello Sport. Oltre a numerosi accademici, scienziati c'erano Rappresentanti del Corpo diplomatico e delle comunita religiose, tra cui il vescovo Mate Uzinic di Dubrovnik e il Vescovo Ausiliare Valentin Pozaic di Zagabria. "Ruder Boškovic, a trecento anni dalla sua nasciata, non cessa di stupire" ha detto Bebic Luka mentre il Presidente della Repubblica, osservato che nella persona di Boškovic, "vero e grande patriota" si trovano "uniti in perfetta armonia dimensioni diverse, dallo spirito rinascimentale alla vocazione sacerdotale, dal profilo del teologo a quello del filosofo, matematico, fisico, ingegnere, astronomo, archeologo, poeta e diplomatico. Insomma un uomo straordinario". Il Provinciale della Compagnia di Gesu, p. Ivan Koprek, ha parlato sulla vita di Ruder Boškovic osservando che non sempre si ricorda che Boškovic era un credente, un cristiano, un sacerdote, un gesuita. P. Koprek ha ricordato, seppure brevemente, la singolare famiglia Boškovic. I figli furono otto e quattro scelsero la vita religiosa: Marija divenne una monaca domenicana, Ignacije un frate domenicano, mentre Pavo e Ruder diventarono gesuiti. Ruder, tra l’altro entro in seminario molto giovane: aveva 14 anni. Altri figli della famiglia ebbero ugualmente un ruolo rilevante nella cultura croata: Petar fu uno scrittore e traduttore importante mentre Anica si trova tra i primi grandi nomi della letteratura croata. E tutte queste diverse vocazioni maturano all’interno di una famiglia cattolica che fece della propria fede religiosa un solido fondamento di vita comunitaria e, soprattutto, di educazione e formazione.